In & Out

In & Out

Regia: Frank Oz

Interpreti: Kevin Kline, Joan Cusack

Sceneggiatura: Paul Rudnick

Questo grandissimo e meritato successo di pubblico non ha bisogno di particolari presentazioni, però può essere visto anche da un’ottica religiosa. Ci vuole coraggio a filtrare, attraverso l’umorismo, alcune situazioni francamente drammatiche, come il coming out e la propria accettazione: è proprio questo il merito della pellicola e il suo obiettivo è riuscito.
Vi sono almeno un paio di scene ambientate nella chiesa della comunità di Greenleaf che vale la pena ricordare: la prima in cui il protagonista Howard Brackett, messo in discussione la propria identità sessuale, va a confessarsi dal prete che dovrebbe sposarlo; dice di essere confuso perchè non ha mai fatto l’amore con la sua fidanzata, Emily. Il sacerdote fa capire di non aver mai sentito nessuno nella cittadina che fosse stato casto prima del matrimonio, consigliando di effettuare una verifica “sul campo”, prima di affrontare un passo così grande, come il matrimonio, per non parlare poi dell’inganno alla futura sposa. La seconda sequenza è quella del matrimonio: tutta da gustare.watch?v=OWtx1DpAcrM

La pellicola fa riflettere su un certo provincialismo presente in alcune piccole e puritane cittadine americane:  fenomeno più che presente in Italia, dove occorre fare ancora molti passi avanti.  L’argomento dell’affettività e della condizione omosessuale è il centro della satira e dell’umorismo di un film neanche tanto leggero:  il demonizzare continuo del sesso delle istituzioni ecclesiastiche dimostra quanto ormai la gerarchia  abbia perso il contatto con la realtà umana e con l’evoluzione del costume sociale.
L’altro piccolo “scherzo” è contenuto nel finale del film in cui, per un momento, sembra che la nuova coppia formata da Howard Brackett e il giornalista, Peter Malloy, si debba sposare, ma purtroppo quest’utopia, a cui alcuni aspirano, viene corretta da un momento ugualmente gradevole. Infatti il riconoscimento delle coppie gay in america, almeno dal punto di vista civile, riguarda solo alcuni stati, come anche in Europa, in cui l’Italia è sempre l’ultima ruota del carro.

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Davide Sirignano

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