Prayer for bobby

Regia: Russel Mulcahy

Interpreti: Sigourney Weaver, Ryan Kelley

Un film che è quasi un teorema perchè racchiude una storia vera vissuta, talmente forte e vera, da avere echi su tutti gli omosessuali credenti del mondo all’interno di una matrigna chiesa, quella madre giudicante, quella punitiva, non accogliente, quella che non accetta.

Si parte da un assunto semplicissimo: “Ti amo, ma solo se sei e se fai quello che ti dico!”. Un ragazzo si scopre improvvisamente gay in una famiglia borghese e cattolica e, come spesso succede, siamo di fronte ad un genitore, una madre, che non accetta e non accetterà facilmente questa condizione, anche se è radicata nella persona, anche se facente parte di un’identità unica e indivisibile.

Allora, Mary Griffith, la madre di Bobby, una Sigournie Weaver suprema, fa di tutto per “redimere” il figlio attraverso la preghiera, la parola di Dio: le frasi della Bibbia, apposte in ogni angolo della casa di Bobby, diventano un insulto, una ferita respingente, un pugnale ben assestato dentro il cuore.

Quanti potrebbero resistere ad una situazione così impalpabilmente pesante, quanti non fuggirebbero. E così, come molti altri ragazzi gay e ragazze lesbiche hanno fatto, Bobby fugge dal suo paese, Walnut Creek, e scappa in città dalla cugina che gli presenta una realtà cittadina diversa. Qui trova l’amore.

Poteva finir così questa storia dolorosa se solo qualcuno avesse ascoltato, se solo Bobby avesse avuto più fiducia in Dio e in quelle chiese, protestanti, valdesi, evangeliche, cristiane pronte ad accogliere coloro che si sentono respinti.

Bobby, però, era un ragazzo fragile, Bobby covava dentro di sé un dolore immenso: di una madre che non l’avrebbe mai amato per quello che era, di quella verità che lo rendeva libero agli occhi degli altri e di Dio. Bobby si uccide. Bobby si è ucciso.

Allora quello che sembra il solito film denuncia diventa un messaggio di speranza.

La madre di Bobby indaga nel passato del figlio, va nella sua chiesa protestante dove si confortava e qui incontra un Pastore che la mette in discussione: prima con la “Parola di Dio”. Mary capisce necessaria l’interpretazione della Bibbia applicata ai nostri tempi; poi consultando la propria coscienza e fede interiore, comprende quello che ha tolto a Bobby, quello che non avrebbe mai dovuto togliere: “L’amore senza condizioni!”.

La frase più significativa del film tuona “Prima che voi diciate Amen nelle vostre case o in chiesa, pensate e ricordate. Un bambino sta ascoltando!”

La mamma di Bobby si è così spinta in prima linea a Walnut Creek affinchè sia istituita una giornata per la libertà dei gay, è diventata un’eroina pronta ad esporsi in televisione, a partecipare con la P-FLAG, l’AGEDO americana, al Pride di S. Francisco e ad aprire un fondo per i ragazzi omosessuali che non possono studiare.

Mary ci insegna a dare un senso alla tragedia, ad abbracciare tutti i ragazzi gay credenti di questo mondo e a dire: “A tutti i Bobby e Jane là fuori, vi dico queste parole, come se le dicessi ai miei cari figli. Vi prego non rinunciate alla speranza nella vita, o in voi stessi. Voi per me, siete per molto speciali. Sto lavorando duramente per far diventare questo mondo un posto migliore e più sicuro in cui vivere. Promettetemi che continuerete a provare. Bobby ha rinunciato all’amore. Spero che voi non lo facciate. Siete sempre nel mio cuore.”

Grazie Mary!

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Davide Sirignano

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