Il percorso di conquista della verità e autenticità della propria esistenza è spesso particolarmente doloroso e complesso per le persone omosessuali e transessuali che, anche in famiglia, vivono una condizione di “minoranza” per il loro orientamento affettivo e identità di genere.
Il confronto con l’ambito famigliare è sovente visssuto con ansia e paura. Il coming out in alcuni casi non avviene mai, lasciando in ombra per tutta la vita una fetta importante della propria esistenza; oppure, in altri casi, avviene dopo un sofferto travaglio interiore.
Ma è proprio nel momento in cui diamo “luce” a queste zone d’ombra che il nostro “io” si ricompone e la lacerazione viene curata.
L’esperienza di dubbio e sofferenza che alcune persone hanno sperimentato nel confronto famigliare, comunque sia l’esito del confronto stesso, è un momento fondamentale dell’esistenza delle persone LGBT.
Questo vale, a tutto tondo, sia quando siano il figlio o la figlia a fare coming out, sia quando sia il genitore a rivelare la sua omosessualità o transessualità al proprio figlio.
Accanto a questi momenti di “rivelazione del sè”, esiste anche l’esperienza delle famiglie omogenitoriali, in cui, invece, il bambino viene da subito a contatto con il nucleo famigliare composto da due genitori dello stesso sesso e, quindi, assorbe gradualmente la narrazione della sua nascita e del suo contesto famigliare che è naturalmente il suo.
Di tutto questo, saremo lieti di discutere con Agedo, (associazione dei genitori di omosessuali), RGR (Rete Genitori Rainbow) e Famiglie Arcobaleno.


