23.03.12 – Nuova Proposta ha incontrato don Alessandro Santoro, prete della Comunità Le Piagge di Firenze

(Intervento trascritto e non rivisto dall’autore)

Ascolta l’intervento registrato!

 

 

“C’è un’idea sbagliata che ci portiamo avanti da secoli, che ci è stata introiettata dal Catechismo: l’essere umano inizialmente è manchevole di qualcosa e solo la fede può consentire di completarlo.

Ma lo sforzo dell’uomo non deve essere quello di colmare una mancanza, ma di diventare ciò che già è, in quanto immagine riflessa della multidimensionalità di Dio.


Sono 2 le domande fondamentali che fa Dio all’uomo Caino nella Genesi:

  1. DOVE SEI? 
  2. DOVE E’ TUO FRATELLO?

Queste sono le domande che dovrebbero sempre accompagnarci per capire a che punto siamo del percorso volto ad avverare il sogno di Dio su di noi.

Nel Vangelo il “dove sei?” diventa “Signore dove abiti?”. I discepoli, come noi, hanno bisogno di coordinate precise dove andare ad identificare la Verità “istituzionalizzata”, ciò che per la società è considerato giusto e accettabile.

Ma Gesù a quella domanda risponde in modo misterioso “ Venite e vedrete”.

Propone la possibilità di un cammino, rilancia sul fatto che ognuno deve poter uscire col suo “inedito” (Padre Balducci), al di là di uno schema o di una verità prefissata, uguale per tutti e statica.

Due distinzioni care a Padre Balducci. La prima è quella tra “uomo edito”, cioè l’uomo storicamente esistente e condizionato dalla contingenza in cui vive, e “uomo inedito”, quello che non ha ancora liberato la sua potenzialità dai condizionamenti che la costringono . La seconda distinzione è quella tra “religione”, intesa come rappresentazione di Dio che l’uomo costruisce a misura di se stesso, e “fede”, intesa come dono della parola di Dio che l’uomo accoglie con fiducia. C’è quindi anche un Dio edito, che è quello della religione; e un Dio inedito o absconditus (nascosto), che è quello della fede. “…noi portiamo in noi stessi una doppia identità, siamo, come io amo dire, editi e inediti. L’uomo inedito è l’uomo come insieme di possibilità che urgono in attesa dell’adempimento, di trasformarsi cioè in realtà, diventando così dicibili a tutti. (…) L’uomo edito è quello la cui identità si ritaglia nella cultura in cui si è svolta la sua formazione, che è sempre una cultura governata dalle esigenze del gruppo di appartenenza.” (da L’elogio del silenzio, p.97-98)

La domanda “Dove sei?” significa “dove è quello che sei”, dove hai nascosto ciò che è il tuo essere profondo. E questa ricerca è legata indissolubilmente al percorso di tuo fratello.

Due sono perciò le misure: la verità su te stesso e lo spazio che dai a chi cammina con te in questa storia; ciò che scegliamo per noi stessi e come risuona il mio passo nella storia di chi mi sta accanto. L’unico limite alla espressione del nostro essere autentico è il poter fare un danno grave alla libertà dell’altro.

Quindi il cammino della vita non è fatto per essere sempre perfetti ed integerrimi, ma per essere capaci di trovare un varco dove far emergere la luce che ci appartiene.  (* e qui il pensiero è andato all’incontro fatto poche settimane fa con Alessandra, dove ci siamo soffermati sulla nostra parte in ombra, che vuole uscire fuori…sulle ferite che possono diventare feritoie da dove far uscire la parte profonda di noi)

Il cercare di essere integri e veri non è fine a se stesso, ma un essere tali in funzione di qualcosa che è altro da noi, altrimenti il rischio è la vanagloria.

Seguire Gesù significa rispondere al sogno che Dio ha su di noi, non obbedire ai 10 comandamenti che sono una barbara scrittura del patto di alleanza dell’antico testamento.

Nel Vangelo leggiamo anche “rinnega te stesso” che significa non considerarti il centro dell’universo, non esisti solo tu; e “prendi la tua croce e seguimi” cioè porta su di te la dimensione di un’amore smisurato che è quello di Gesù, viandante dell’amore.

Ancora, “se vuoi conservare la vita la perderai, se vorrai perderla la salverai”: devi metterti in gioco, entrare in cammino accanto ai tuoi fratelli, cercare l’autenticità del tuo essere e degli altri, allora sarai “salvo”. E siamo tutti salvi grazie a Gesù.

 A Barbiana, dove insegnava Don Milani, c’è un mosaico fatto con i vetri delle bottiglie.

Rappresenta il Santo Scolaro, vestito con un saio francescano e col volto coperto da un libro sorretto dalle mani.

Non ha un volto e non ha un nome perché è una dimensione, quella della santità, che appartiene a tutti.

 Se ci sentiamo dentro la vita, obbedendo alla verità profonda che è dentro di noi, allora siamo vicini al sogno di Dio per noi.

Capitolo 16 del Primo libro di Samuele, il passo dove Dio guida Samuele per scegliere il successore di Saul, il futuro re di Israle. Giunto davanti ai figli di Iesse il betlemmita (Betlemme significa “pane” ; Gesù che nasce a Betlemme è il pane dell’eucarestia) Dio raccomanda al profeta che no sarà l’aspetto, né l’imponenza della statura a guidare la sua scelta. Dio dice “Non guardare al suo aspetto né all’imponenza della sua statura. Io l’ho scartato, perché io non guardo ciò che guarda l’uomo. L’uomo guarda l’apparenza, il Signore guarda il cuore “ . L’uomo vede l’apparenza (che in ebraico è l’opposto della verità), Dio guarda il cuore, sede della coscienza, elemento vitale per eccellenza, luogo della verità profonda.

Vangelo Giovanni, Cap. 2. Nicodemo

Era un importante uomo del Sinedrio (corrispondente all’attuale Senato), era un fariseo, cioè uno di quelli di cui Gesù non si fidava. Noi invece ci fidiamo troppo di coloro che fingono di credere nel sogno di Dio. Dio non guarda agli appellativi (onorevole, cardinale, etc), non li considera e non si fida! Gesù chiama sempre per nome.

Gesù dice a Nicodemo: In verità, in verità ti dico: Se uno non nasce dall’alto non può entrare nel regno di Dio. Se uno non nasce da acqua e da Spirito Santo non può entrare nel regno di Dio.

Dice che deve “rinascere dall’alto”: cioè non possiamo rimanere nella dimensione della mancanza di riconoscimento, del sentirsi sbagliati perché non creduti dagli altri. Noi siamo già in una storia di amore con Dio. Gesù non vuole cambiarci ma trasformarci tirando fuori il meglio di noi. Agli apostoli, che erano pescatori, non dice di cambiare mestiere, saranno “pescatori di uomini”.

L’uomo è autentico non se, nato con un difetto, trova l’ambiente giusto per ripararlo, ma quando è capace di vedere se come qualcosa di nato dall’amore di Dio, cioè riesce a testimoniare ciò che è davvero. Chi è nato dallo Spirito, “non sa da dove viene e non sa dove va”..  come il vento!

Neanche Gesù lo sa, solo il Padre. Cerchiamo di essere come il vento che soffia, cerchiamo di essere ciò che siamo nel profondo, non consideriamoci sbagliati perché sembriamo tali per qualcuno.

Dio ha bisogno della storia di ognuno di noi. Chi fa la verità viene verso la luce perché la verità appaia. Il dramma della Chiesa è che “è” la Verità ma “non ha” la Verità.

Il sogno di Dio è fare la nostra verità, compierci come persone, uomini e donne omosessuali, transessuali.

Dobbiamo essere coraggiosi nel ricercare la nostra verità anche se, soprattutto all’inizio, può essere doloroso. Ma meglio questo disagio iniziale che un disagio continuo e profondo nel non essere autentici che può solo diventare un cancro interiore che sottrae la nostra verità e la nostra luce al mondo.

E questo stesso coraggio è in grado di convertire gli altri, o perlomeno di renderli docili e disponibili all’ascolto e anche al cambiamento.

Non dobbiamo rimanere ostaggio dei meccanismi messi in campo dai potenti per salvaguardare la loro prepotente verità. Ognuno ha il diritto di vivere la propria verità, il diritto a quel sogno.

Rimaniamo saldi in noi stessi!

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