Testimonianze dalla partecipazione di Nuova Proposta al Roma Pride 2012

Il 23 giugno 2012, anche noi di Nuova Proposta, come ormai da qualche anno, abbiamo sfilato con il nostro striscione al Roma Pride 2012, uniti idealmente alle altre sorelle e fratelli cristiani omosessuali e transessuali che, nelle varie città italiane, hanno partecipato ai Pride sotto lo slogan “Nell’amore di Dio, alle luce del sole”! (vedi comunicato stampa di NP)

 

Abbiamo chiesto a due persone, Giovanna e Alessandra, che  hanno sfilato insieme a noi, di raccontarci in libertà le loro impressioni!

La testimonianza di Giovanna:

Sabato 23 giugno ho partecipato per la quarta volta nella mia vita al Pride romano.
La prima sensazione, arrivando in piazza della Repubblica, dove era l’appuntamento del gruppo, è stata di scarsa partecipazione, poichè la piazza era semivuota e anche noi di Nuova Proposta eravamo pochini… Ma durante la sfilata il numero dei partecipanti è andato via via crescendo, e all’arrivo a Circo Massimo eravamo proprio un bel corteo.
Tre sensazioni positive:
1) stupore: guardandomi intorno mi sono detta: ma quanti siamo?!? (Tra l’altro, almeno altrettanti stavano a casa loro, o al mare…);
2) simpatia: che bella una coppia di sposi che, al Colosseo, ballava al ritmo della musica dei carri, facendosi riprendere col corteo sullo sfondo;
3) allegria: tutti i intorno a me erano allegri, sorridenti, colorati.
Tre sensazioni negative:
1) delusione per lo scarso rilievo che i media danno alla manifestazione; già il giorno dopo, all’ora di pranzo, neanche il TG3 regione ne ha parlato;
2) tristezza al pensiero dei tanti che sono stati uccisi o picchiati perchè omosessuali;
3) fastidio per i tanti, troppi, corpi nudi esposti al pubblico ludibrio… (ovviamente i più fotografati e ripresi)
La testimonianza di Alessandra

E’ stato il mio primo Pride. Finora ne avevo sentito solo parlare e mai in
modo lusinghiero: le classiche “scene da baraccone” che vengono proposte dai
media al solo scopo di strumentalizzare un messaggio per far passare
tutt’altro.

Devo  dire che salendo le scale della metropolitana e sentendo i
“rumori” provenienti dalla piazza, il pensiero è stato di girare le spalle e
andare via anche perché partecipavo da sola. Alla fine ha vinto l’intenzione di
verificare di persona, cosa che consiglio sempre a tutti in ogni tipo di
esperienza, per poi poter farmi un’idea e non agire per sentito dire magari
etichettando o bollando la situazione.

Così ho fatto: Conoscevo varie realtà
all’interno dei partecipanti, a tutti mi sono avvicinata, ho scambiato qualche
parola ma poi ho scelto ciò che ritenevo più consono a me, al mio modo di
sentire e al mio modo di essere. Così ho preso posto dietro lo striscione di
Nuova Proposta con cui condivido già 2 anni di cammino. Queste le mie
impressioni. Non condividevo prima né condivido ora le esternazioni esagerate,
le provocazioni fuori misura sia nei gesti che nelle parole, alcuni carri di
dubbio gusto o trovate più a carattere pubblicitario che altro. Secondo me
tutto ciò non “aiuta la causa” ma genera spesso quel fasitdio che porta ad
etichettare e rifiutare, se non deridere, demonizzare o colpire un’esperienza
solo perché eccessivamente “urlata”. Questo a volte non permette di avvicinarsi
alle persone e chiedere effettivamente cosa portano dentro, perché sfilano, per
cosa lottano e come vivono generando e alimentando sempre di più quella
frattura che porta ad un invevitabile allontanamento di posizioni. E’ vero che
per rendersi visibili occorre anche alzare la voce ma sinceramente certi cori,
certe parole, certe posizioni a volte precostituite soprattuto nei confronti
della Chiesa non fanno altro che chiudere il dialogo piuttosto che favorire il
confronto. Invece ho condiviso tutto il Pride con Nuova Proposta per i toni
sempre pacati, mai urlati, mai ostentati di cui si fa portavoce ma non per
questo meno incisivi. Ho tenuto la banidera in mano alternandola allo
striscione tutto il tempo sentendomi parte di una lotta per i diritti civili
che, in quanto tale, devono avere, a mio parere, una trasversalità che va ben
al di là di faziosità, chiusure di gruppo, autopromozioni varie.

Credo fermamente che fino a quando l’omosessualità non diventerà una lotta della
persona in quanto tale, etero od omosessuale che sia, difficilmente si potrà
verificare un decisivo cambio di rotta se non a costo di grandi sacrifici e
sofferenze per chi apre una strada.

Così vivo la mia appartenenza a Nuova Proposta: tutto dovrebbe diventare affari di tutti perché laddove è in gioco la
serenità, l’equilibrio, la realizzazione, la libertà di ciascuno nessuno si può
chiamare fuori da quello che è un diritto umano e civile. A quel punto ho
smesso di infastidirmi per cori fuori misura o manifestazioni estreme: ero lì
perché credo in qualcosa, credo nel portare avanti una linea di pensiero e di
vita il più possibile in dialogo e apertura al di là di ogni giudizio della
gente. Ognuno era in piazza per motivi personali o meno: io sapevo che ero lì
perché volevo essere presente a questa lotta civile insieme a persone con le
quali cammino da 2 anni in un percorso che apra alla verità di se stessi e ad
una visibilità che renda ragione dell’esistere di ciascuno.

Mi sono sentita una persona integra e libera in quei momenti: libera di poter essere lì come
altrove certa di ciò che volevo fare e senza timore di perdere il valore delle
cose in cui credo soprattutto la fede che non sempre si coniuga con un cammino
di chiesa gerarchica ma si spende in un cristianesimo di strada accanto alla
persona in quanto tale con tutte le sue vittorie e sconfitte, gioe e dolori.
Sfilavo per la chiesa dell’ultimo, del non ascoltato, del discrimianto, quella
chiesa che Gesù ha portato avanti nei mille e mille chilometri percorsi tra
strade polverose ad incotnrare la gente senza mai chiederle chi fosse o di che
identità fosse portatrice.

Mi rendo conto che tali pensieri possano sembrare
fantasie o allucinazioni ma in quel giorno al Pride io vivevo questa mia
integrità e completezza come persona, come credente e come appartenente ad una
chiesa che apre la porte senza paura di perdere la faccia o sporcarsi le mani
perché la fede è un dono per ognuno di noi così come siamo e non per meriti
personali e tutti hanno diritto a percorrere un cammino di spiritualità. Ho
provato un senso di soddisfazione e pace interiore, se qualcuno mi avesse
chiesto ragione della mia partecipazione avrei risposto con la stessa
schiettezza con cui mi sto raccontando ora, se qualcuno avesse giudicato forse
non c’era nemmeno bisogno di intavolare discorsi dato che il presuspoosto era
il rifiuto del confronto dal quale peraltro non mi sono mai sottratta. Un
appunto però lo devo fare: il comizio finale è stato, a mio parere ben poca
cosa, banale, scontato, urlato gratuitamente e sottolineato da manifestazioni
fuori luogo, poco pregnante. Mi è sembrato né più né meno che un comizio di
piazza volto a fomentare gli animi più che a portare avanti un progetto: ognuno
ha parlato del poprio punto di vista spesso cadendo in inutili faziosità.
Questo potrebbe generare un risultato completamente opposto ovvero far passare
l’omosessuale come l”appartenente ad una categoria e non come persona di cui
vanno ascoltati i bisogni e salvaguardati i diritti. L’omosessuale deve
diventare, con lotte condivise ed efficaci, uomo in mezzo agli uomini e non
categoria a parte anche se ne vanno tutelati i diritti in modo particolare
proprio perché vittima di discriminazione alla stregua di tante altre persone
portatrici di disagio. L’omosessualità deve diventare un affare trasversale se
vuole uscire dal ghetto. Ben vanga allora l’applauso di una coppia
eterosessuale accanto a me che aveva voltuo condividere questa giornata di
manifestazione e magari poi riferirla ad amici e conoscenti facendo nascere una
nuova sensibilità e cultura. Rilevante invece l’intervento di Cecilia d’Avos di
Rete Genitori Rainbow per la sua pacatezza, chiarezza, per il suo metterci la
faccia sena timori e per aver condiviso la sua esperienza di vita che ora mette
a servizio degli altri. Altrettanto valido l’intervento di Leila Daianis
dell’Associazione Libellula in sostegno dei transessuali per il suo impegno a
servizio di chi vive disagio e discriminazione.

Per il resto il bilancio di
questa esperienza è stato per me positivo: sono andata, ho toccato con mano, ho
visto anche tanta voglia di festa e di leggerezza che non fa mia male, ma
soprattutto ho sperimentato il mio sentirmi persona completa senza perdere
nulla di me ma guadagnando solo in confronto, apertura e dialogo.

Un grazie ai miei amici di Nuova Proposta che, con la solita delicatezza, mi hanno accolto
nel gruppo quel giorno forse non intuendo ciò che vivevo dentro ma che, nel
passarmi quella bandiera, mi hanno fatto sentire a casa.


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