“Nell’amore di Dio, alla luce del sole”. Il cammino dei cristiani LGBT italiani – Intervento di Andrea Rubera al London World Pride 2012

Nuova Proposta è membro dal 2011 dello European Forum of LGBT Christians.

In occasione del 2012 London World Pride, a Londra sono stati organizzati diversi eventi sul tema Fede e Omosessualità, a cura in particolare del gruppo cattolico delle SOHO Masses, in partenership con il Cutting Edge Consortium.

Uno di questi eventi è stata la conferenza internazionale “Mind the gap”, che ha avuto luogo a Londra il 5 luglio scorso e che ha voluto fare il punto sul rapporto tra l’omosessualità e la transessualità e le principali religioni mondiali. 

A parlare della situazione italiana, è stato invitato Andrea Rubera, in rappresentanza di Nuova Proposta e dei gruppi italiani.

Ecco il suo intervento:

“L’Italia è un paese bello ma strano per tanti punti di vista. Quando nel XIX secolo la maggior parte d’Europa aveva leggi che proibivano l’omosessualità, punendola con arresto e prigione, abbiamo dato asilo alle persone LGBT europee, specialmente nel sud Italia, seguendo la linea guida “Don’t ask, don’t tell”.
Capri e la Sicilia, per esempio, erano divenuti l’esilio dorato per molte persone che sarebbero state perseguitate nelle loro rispettive patrie.
E tuttavia oggi l’Italia, insieme con la Grecia, è l’unico paese dell’Unione Europea a non avere una legge a tutela delle coppie LGBT, dando loro più o meno gli stessi diritti che hanno le coppie etero. E per di più, il Parlamento Italiano ha bocciato due volte una proposta di legge per proteggere le persone LGBT dall’omofobia.

Questa proposta di legge, presentata dal deputato del PD Paola Concia, l’unica dichiaratamente lesbica nell’arco parlamentare, è stata ufficialmente bocciata (ed è scritto bianco su nero negli atti ufficiali del Parlamento) perchè è stata considerata contraria alla costituzione  italiana in quanto, ascoltate bene, il suo scopo era di proteggere le persone per il loro “orientamento sessuale” che, secondo quanto è scritto negli atti, includerebbe tendenze che non dovrebbero essere protette, come la “necrofilia”, la “zoofilia” ecc. Lo so, è duro da credere, ma è la verità.

Ovviamente spero che non pensiate che i parlamentari italiani siano così ingenui da credere realmente che l’orientamento sessuale includa queste perversioni. Episodi incredibili di questo tipo possono essere compresi solo se consideriamo una questione fondamentale che è realmente importante anche per inquadrare cosa accade ai cristiani LGBT italiani: la questione dell’influenza che la gerarchia cattolica ha in Italia, specialmente sulla politica.

Il Vaticano orienta i voti di milioni di Italiani e tutti i partiti politici, a parte pochissimi, sono seriamente preoccupati di perdere il voto dei cattolici. Come potete immaginare, il Vaticano è fortemente contrario ad ogni proposta di legge riguardante i diritti delle persone LGBT, arrivando fino al paradosso di combattere la proposta di legge contro l’omofobia.
Immagino che abbiano lavorato ufficialmente e ufficiosamente per opporsi a questa legge perché timorosi che il concetto “omofobia” potrebbe includere, in un’accezione allargata, tutto ciò che potrebbe essere contro i diritti delle persone LGBT, anche, ad esempio, negare il matrimonio o le unioni civili, per non parlare delle affermazioni dei gruppi di cattolici fondamentalisti che ancora considerano l’omosessualità un abominio o qualcosa di diverso da un orientamento naturale.
Ogni anno, in occasione del Pride romano, ad esempio, un gruppo fondamentalista cattolico di destra, Militia Christi, affigge manifesti lungo il percorso della parata, offendendo le persone LGBT o dicendo che Roma è profanata dal Pride!

Ho l’impressione che più di metà dei parlamentari italiani, di destra o di sinistra, sentano la pressione del Vaticano  e non se la sentano ufficialmente di dichiarare o votare nulla che sia contrario alla volontà della gerarchia cattolica. L’Italia è ufficialmente uno stato laico ma non lo è realmente al 100%. Il dibattito pubblico non è ancora riuscito a distinguere le questioni religiose da quelle civili.

Lo so, questa premessa è stata molto lunga, ma credetemi, non è possibile capire la situazione delle persone LGBT in Italia se ignoriamo questa questione.

A causa di questo contesto complesso, la vita dei gruppi cristiani LGBT ha seguito un percorso particolare, paragonandolo a quello che è successo in altri paesi nord europei, per esempio, o anche in altri paesi cattolici come la Francia.

In Italia, i primi gruppi sono originariamente nati, tra gli anni ’80 e ’90, non per fare pressione per promuovere il cambiamento all’interno della chiesa, ma per creare luoghi sicuri dove le persone potessero riunirsi per pregare e condividere le loro vite perché non potevano trovare nessun altro posto per riconciliare la loro fede e la loro omosessualità.

Questo è il motivo per cui non abbiamo un gruppo principale e a valenza nazionale ma circa 30 gruppi diversi, sparsi per tutta Italia, dalle principali città, come Roma e Milano, alle piccole, come Parma, Brescia, Cremona. E anche lo stile e gli obiettivi di questi gruppi sono ancora molto diversificati.
Ci sono gruppi in cui la “privacy” è ancora molto importante e che scelgono di avere “incontri privati” e per questo hanno bisogno di conoscere in via preliminare le persone che vorrebbero partecipare; ci sono altri gruppi (per esempio Nuova Proposta di Roma o Il Guado di Milano) che hanno lavorato molti anni per promuovere un processo di visibilità e perciò sono completamente “pubblici”, visibili, e organizzano incontri e conferenze aperti a tutti, pubblicizzati attraverso newsletter o siti.

Ci sono gruppi ospitati da comunità cattoliche o da parrocchie, benché solo alcuni ufficialmente, mentre altri, per organizzare i propri incontri, devono rivolgersi alle chiese protestanti (come la Valdese) o a contesti laici. Ci sono gruppi che hanno rapporti con le altre associazioni LGBT e gruppi che rifiutano fortemente di essere associati ad esse.

In un contesto così sfaccettato, è stato molto difficile negli scorsi decenni trovare punti di contatto tra i gruppi italiani e, nella mia opinione, questo ha rappresentato una terribile debolezza. Lavorare isolati non ha consentito di portare avanti progetti o iniziative importanti per sviluppare un senso di orgoglio tra i cristiani LGBT italiani e neanche di cooperare su base regolare con le altre realtà LGBT.

Ma qualcosa è cambiato negli ultimi 2 anni: alcuni dei gruppi storici, insieme al “Progetto Gionata”, il più importante portale italiano su fede e omosessualità, hanno deciso di organizzare il  primo “Forum dei gruppi cristiani LGBT italiani”, seguendo il modello del Forum Europeo dei gruppi cristiani LGBT. Il Forum ha avuto luogo vicino Roma nell’aprile 2010 ed è stato un grande successo: molti partecipanti e molti articoli su giornali e riviste.

Da quel momento in poi, abbiamo cominciato a realizzare che dovevamo lavorare insieme per ottimizzare gli effetti del nostro lavoro. Molte cose sono successe da quel momento in poi:

•    È stato creato un newsgroup per discutere tra i vari gruppi delle più importanti questioni e condividere progetti e iniziative
•    Le veglie di preghiera per ricordare le vittime di omofobia e transfobia (un progetto inizialmente promosso dal Progetto Gionata) ha cominciato a divenire un progetto condiviso. Abbiamo iniziato a decidere insieme come organizzarle, come condividere contenuti e come coordinare la comunicazione.
•    Abbiamo deciso di promuovere un programma di eventi su fede e omosessualità all’interno del programma ufficiale dell’Euro Pride 2011, “Anime, avanzate!”, in collaborazione con tutti i gruppi italiani ed europei. Abbiamo invitato John McNeil come ospite d’omore ed è stato uno dei momenti indimenticabili dell’Euro Pride che ricorderemo sempre; i costi di questo programma sono stati coperti attraverso una  raccolta fondi tra tutti i gruppi.
•    Abbiamo organizzato, a marzo 2012, il secondo Forum italiano e, nei mesi precedenti, abbiamo lavorato organizzando 4 gruppi di lavoro (con partecipanti provenienti dai vari gruppi italiani) che hanno studiato proposte e iniziative su altrettanti filoni: Come creare un’organizzazione nazionale (dei gruppi); Come migliorare la comunicazione coordinata: Come migliorare il dialogo con la Chiesa e le comunità; Come creare un sistema unico di fund raising.

Il risultato è che i gruppi italiani ora stanno lavorando insieme. Non abbiamo ancora un’organizzazione nazionale, ma è un lavoro che va avanti e sono confidente che vedrà la luce a breve. Il network è ora molto forte. Tornando alla situazione delle persone LGBT in Italia, e il dialogo con la gerarchia cattolica e le comunità, qualcosa si sta lentamente muovendo.

Vorrei citare cosa è successo a Nuova Proposta nel 2010. Abitualmente scrivevamo un paio di lettere l’anno a tutte le parrocchie di Roma, per proporci come interlocutori qualora volessero avviare un programma sull’accoglienza della diversità e per promuovere l’organizzazione di una veglia di preghiera per ricordare le vittime di omofobia e transfobia.
Nel 2010, dopo l’invio di una di queste lettere, abbiamo appreso da un’agenzia di stampa che la diocesi di Roma aveva allertato le parrocchie su di noi, invitandole a non ospitare nei locali parrocchiali i nostri incontri e a non aderire alle nostre iniziative.

E’ stato uno shock terribile per noi. Abbiamo improvvisamente realizzato che eravamo percepiti come una minaccia, come qualcosa da cui prendere le distanze. Non potevamo credere si fosse maturata questa opinione sul nostro gruppo e, quindi, abbiamo deciso di scrivere al cardinal Vallini, vicario del Papa per Roma.
La nostra lettera ha avuto una risposta a cui è seguita la possibilità di incontrare il cardinal Vallini per più di un’ora. E’ stato un incontro molto positivo. Abbiamo avuto la possibilità di spiegare i reali obiettivi del nostro lavoro e di chiarire il fraintendimento che avevamo capito si fosse generato su di noi.

Dopo quell’incontro, a settembre 2011, è stato avviato un tavolo di incontro con la diocesi per parlare di fede e omosessualità. Abbiamo avuto quattro incontri sinora, il cui obiettivo per il momento è stato di conoscerci meglio. Per quanto ci riguarda, stiamo tentando di spiegare cosa significa accogliere le persone LGBT e dare loro una speranza di vita nell’amore di Dio.

A volte questo lavoro può essere frustrante, perché in Italia l’unico riferimento alla cura delle persone omosessuali è il documento della Pontificia Congregazione per la Dottrina della Fede (del 1986 e firmato dall’allora cardinal Ratzinger)  “Lettera ai vescovi della Chiesa Cattolica sulla cura pastorale delle persone omosessuali”, il cui messaggio chiave è che le persone LGBT devono essere accolte con attenzione ma che l’unica prospettiva di vita loro è quella di vivere in castità, anche se la castità non fosse la propria vocazione. Il reale problema è, infatti, confrontarsi com la prospettiva di una vita che preveda una relazione affettiva.
Ma siamo  comunque trasparenti nel dialogo da entrambe le parti e confidenti nel messaggio che vogliamo comunicare, e perciò crediamo che lo Spirito Santo darà luce e intelletto a tutti noi che lavoriamo a questo dialogo per capire cosa bisogna veramente fare per accogliere le persone LGBT all’interno della chiesa.

Le cose stanno cambiando piano piano. Da suo ritiro, il cardinal Martini, parlando a proposito delle unioni civili, ha scritto: “Non è male che due omosessuali abbiano una certa stabilità di rapporto ed in questo senso lo Stato potrebbe anche favorirli. Altri importanti segnali sono venuti durante le veglie di preghiera 2012 per la Giornata Mondiale contro Omofobia e Transfobia. Fino al 2011 queste veglie non erano mai state ufficialmente ospitate o appoggiate dalle diocesi.

Lo scorso anno a Palermo, per esempio, il cardinale non diede il permesso di ospitare la veglia all’interno di una parrocchia e, quindi, tutte le persone, incluso il parroco che avrebbe dovuto ospitarla, desidero di fare comunque la veglia all’esterno della parrocchia, nel mezzo della piazza, con una grande eco sui media. Nel 2012 le cose sono cambiate completamente: la veglia a Palermo ha avuto luogo all’interno di una parrocchia e perfino alla presenza di un rappresentante del cardinale. La stessa cosa è successa in tre altre città italiane.

In altre città la veglia ha avuto luogo in un contesto cattolico, sebbene senza una presenza ufficiale della diocesi, mentre in altre città è stata organizzata in un contesto ecumenico, ospitata dalla chiesa luterana o valdese che sono ufficialmente aperte nei confronti delle coppie LGBT.

Un altro importante episodio ha riguardato gli Scout italiani cattolici: nel novembre 2011, a seguito di una forte richiesta proveniente dalla base dell’AGESCI, è stato organizzato il primo di una serie di seminari su fede e omosessualità. Questo seminario era chiuso al pubblico e solo i capi dell’associazione erano stati invitati.
Nel maggio 2012 gli atti di questo seminario sono stati pubblicati ed è esploso un grande dibattito quando uno dei due più importanti quotidiani italiani ,“La Repubblica”, ha pubblicato un articolo citando i contenuti degli interventi, definendoli le nuove linee guida dell’associazione. Alcuni di questi interventi, ad esempio, affermavano che un capo scout non dovrebbe essere gay.
L’AGESCI ha reagito prontamente all’articolo dichiarando che gli interventi non erano mai divenuti linee guida per l’AGESCI e che rappresentavano solo l’opinione dei relatori che avevano parlato al primo seminario su fede e omosessualità.

In ogni caso, l’eco di questo evento è stata fortissima e una intensa discussione è iniziata tra gli scout italiani. Leggendo a fondo gli atti del seminario, al di là degli interventi ufficiali, si possono trovare i contenuti del dibattito dei gruppi di lavoro che erano stati avviati dal basso tra gli scout per discutere dell’argomento. E’ incredibile constatare quanto distanti siano le posizioni ed il pensiero dei vertici da quelli della base.
Al momento, inoltre, in Italia 3 o 4 gruppi di cristiani LGBT sono ufficialmente appoggiati dal vescovo di riferimento, anche se non c’è una grande novità in termini di contenuti: mi sembra che la prospettiva che questi vescovi ovviamente offrano non sia diversa nella sostanza da quanto scritto nel documento del 1986 e, quindi, che ufficialmente non ci sia altra opzione per le persone omosessuali che vivere in castità.

D’altro canto, la mia personale opinione è che il cambiamento debba avvenire dall’interno e che, quindi, anche se può risultare frustrante, tutti i gruppi cristiani LGBT hanno il compito di continuare a lavorare su due diversi filoni:

•    Il dialogo con le diocesi e le comunità per incoraggiarle ad una reale accoglienza delle persone LGBT, anche nella prospettiva, se desiderata, di una vita affettiva, senza mai nascondere la nostra realtà e le nostre vite.
•    Creare e promuovere spazi reali e virtuali dove le persone LGBT possano provare a riconciliare la loro fede e la loro omosessualità, aiutandole, secondo i propri personali tempi e modalità, a vivere serenamente ma anche nella trasparenza e a pensare alle proprie vite come la prospettiva di un progetto completo di Dio, includendo l’amore e l’affetto, senza censure.

In occasione del Pride nazionale italiano 2012, tutti i gruppi di cristiani LGBT italiani hanno deciso di sfilare insieme, con i propri striscioni e bandiere, ma uniti da uno slogan comune: “Nell’amore di Dio, alla luce del sole”. Questo è un messaggio chiaro del nostro lavoro insieme: speriamo che le persone LGBT possano sentire il caldo abbraccio dell’amore di Dio Padre, senza nascondere le loro vite che sono preziose come lo è ogni vita.

Il nostro orgoglio e di considerarci parte della chiesa, intesa come popolo di Dio in cammino, così come siamo, con la bellezza delle nostre vite, del nostro amore, del nostro impegno. E un giorno, il cambiamento avverrà, ne sono sicuro, anche se forse altri (e non noi) lo vedranno e trarranno beneficio dal nostro lavoro di oggi!”


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *