“Per chi non c’era…” mercoledì 27-3 all’incontro sul mondo Scout

Nuova proposta il 27 marzo ha incontrato alcuni gruppi scouts facenti parte dell’AGESCI,  Associazioni Guide  E Scouts Cattolici  Italiani.

articolo adista NP e scout (leggi l’articolo che l’agenzia Adista ha dedicato all’incontro)

Andrea B, moderatore e organizzatore, espone il motivo dell’incontro: lo scorso anno ci fu un  seminario organizzato dall’AGESCI in cui venivano condannati  comportamenti omosessuali all’interno dei  gruppi scouts taliani. Da questo episodio l’associazione Nuova Proposta ha approfondito l’argomento con dei colloqui all’interno di gruupi scout di alcune parrocchie di Roma e poi ha inserito nel calendario il suddetto appuntamento per approfondire il tema dell’omosessualità all’interno dei gruppi scouts italiani.

Nella serata sono state prese, come modello, le linee guida dei gruppi scouts inglesi che dicono: il ragazzo che si scopre gay e lo rivela ai suoi superiori, guide o capi
scouts, spesso non utilizza termini specifici come omosessuale, gay  e glbt, ma preferisce affermare “Mi piace una persona del mio stesso sesso”. L’atteggiamento dei capi, continuano le indicazioni, devono essere di empatia verso il ragazzo: occorre
stabilire un dialogo. Allo scout o alla scout deve essere permesso di esprimere
il proprio disagio e deve essere chiarito che il percorso di accettazione e
consapevolezza richiede tempo. Il ragazzo omosessuale non deve essere
allontanato dal gruppo scout, anzi, i capi devono contattare associazioni glbt
per approfondire l’argomento all’interno dei gruppi in cui nasce questa
problematica. È importante che il soggetto capisca che si troverà davanti a
persone che accetteranno la sua omosessualità, ma anche davanti ad altre che
porranno un muro davanti questa condizione.

Uno dei relatori, Manuele, racconta la sua esperienza scout in Piemonte: i capiscouts, afferma, sono ricercatori di verità. Qualche anno fa lui e altri capiscout, resosi conto della mancanza di confronto sulla tematica dell’omosesualità, hanno inziato ad incontrarsi informalmente e poi hanno costituito un vero e proprio gruppo, chiamato “comingscouts”,  con l’intento di approfondire il tema anche invitando relatori competenti su vari aspetti.

L’altro relatore,Marco, racconta la sua esperienza all’interno del suo gruppo di Roma. Ricordail patto associativo: il principio dell’autoeducazione; i membri hanno il
dovere di esprimersi in base a quello che sentono. Inoltre sottolinea quanto
sia importante accettare il ragazzo gay e accoglierlo nella verità. Accogliere
è implicito nel lavoro di un educatore.

Andrea R interviene elancia una riflessione: quale progetto, quale modello di felicità vieneimmaginato per il ragazzo omosessuale in agesci?

Lo scopo formativo di un gruppo scout è di far sì che il ragazzo, o la ragazza, una volta adulti, mettano a frutto gli insegnamenti ricevuti nel cammino scout, talvolta, però,
la situazione di stress, detta minority stress, all’interno della famiglia e
all’esterno con i coetanei compromette questo processo: si tende a creare una
sorta di alienazione all’interno dei gruppi da cui non si viene cacciati
esplicitamente, ma viene creato, volontariamente e involontariamente, un
contesto non inclusivo del vivere l’emozione e l’aspetto interiore omosessuale.

Infine l’intervento di Sonia C che  racconta la sua esperienza:
il suo gruppo si sciolse per un anno ma, poi, ricostituitosi, non le diede
delle modalità di inserimento: non si sentiva vera e compresa al suo interno;
per esempio cosa avrebbe detto ai suoi superiori se avesse portato una compagna
o una fidanzata agli incontri?

In conclusione le criticità sul come affrontare il tema dell’omosessualità nei gruppi scouts sono numerose. Non esistono delle linee guida italiane scritte. Nei convegni agesci l’argomento omosessualità non è stato mai toccato in profondità. Lo strumento migliore, in questo momento storico, è la testimonianza del singolo, però gli approcci sono ancora insufficienti e  in fase di evoluzione.

DS

 

 

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