“Per chi non c’era…” Tavola rotonda: “Senza paura! Di se stessi: l’omofobia interiorizzata nel rapporto con la famiglia”

19 aprile 2013: conferenza sul tema del coming out in famiglia, con la psicologa Antonella Montano, rappresentanti di AGEDO (Associazione genitori di persone omosessuali) e Rete Genitori Rainbow (genitori gay, lesbiche e trans), la pedagoga Alessandra Bialetti, e Gianluca Tornese, autore  del libro “Marito e marito” .

Spunti dalle riflessioni di Alessandra

Sostenere l’individuo significa sostenere l’intera comunità sociale perché contribuisce ad un benessere diffuso.La famiglia, quando un figlio o una figlia fa coming out, si “colora“ tutta! Spesso può esserci un confronto profondo che permette di far emergere la vera autenticità dei singoli; è un momento educativo importante che contribuisce a sviluppare l’autonomia del figlio, ma anche un’opportunità di evoluzione verso l’esterno, nella società. Quando c’è il coming out in famiglia, infatti, in qualche modo è tutta la famiglia che fa coming out e all’inizio si condividono sia emozioni positive di ritrovata autenticità sia sentimenti di vergogna e di isolamento, perché tutto il nucleo è a rischio di scontrarsi con l’omofobia. Solitamente sono possibili due esiti: o ci si chiude, oppure si diventa strumento di educazione sociale e si diventa promotori di lotta contro tutte le discriminazioni.

Le dinamiche del coming out in famiglia sviluppano e rafforzano le capacità della resilienza e sbloccano energie prima incatenate nella clandestinità (e a volte patologizzate in forme di depressione).

Lavorare sul “successo genitoriale”nel momento del coming out può aiutare molto a crescere tutti i componenti del nucleo.

 

Spunti dalle riflessioni di Ettore (Agedo)

La famiglia è il luogo in cui ci si dovrebbe sentire sicuri ma soltanto il 20% dei ragazzi gay e delle ragazze lesbiche fanno coming out in famiglia  e quando lo fanno aspettano molto tempo, proprio perché tengono molto alle relazioni famigliari e vogliono essere già “forti” e motivati quando scelgono di aprirsi. Il percorso dei figli è difficile perché devono arrivare a comprendere pienamente a loro dignità e purtroppo troppe volte i genitori non li aiutano ma sono un ostacolo, a causa dei tanti condizionamenti e pregiudizi che si portano dietro, nonostante l’affetto. I genitori hanno paura e si disperano perché non riescono a comprendere, si creano resistenze fortissime e l’affetto per i filgi si annebbia. Bisogna avere pazienza e cercare il canale giusto per raggiungere l’empatia e arrivare ad una progettualità comune di tutta la famiglia.

 

Spunti dalle riflessioni di Antonietta (Rete Genitori Rainbow -RGR)

Ogni genitore sperimenta emozioni di forte gioia nel realizzare il fatto di essere lesbica o gay e poter vivere la propria autenticità, ma anche tante difficoltà per condividere questo nuovo percorso che purtroppo comporta separazioni dalle precedenti relazioni che spesso non sono consensuali. In questo senso anche uno strumento come il forum online anonimo di RGR può essere molto importante.

Fare coming out verso i propri figli è un momento emozionante di conclusione di un percorso di sincerità e che consente di vivere serenamente la nuova vita. Se i figli sono piccoli questo momento è più semplice perché i piccoli sono meno condizionati da atteggiamenti omofobi adolescenziali e riescono a cogliere meglio l’essenza dei sentimenti condivisi. Una volta che i figli sanno dell’orientamento affettivo dei propri genitori diventano educatori nella società con tanti piccoli quotidiani gesti (es. la bambina che chiede alla maestra: “è vero che se 2 donne si baciano non c’è nulla di male?” e la maestra risponde: “non solo non c’è nulla di male, ma è una cosa bellissima!”)

 

Spunti dalle riflessioni di Antonella

E’ ormai evidente che l’educazione e la formazione verso gli adulti su ltema dell’omofobia non è sufficiente, bisgona partire dai bambini (ad es. con favole e storie dedicate ala tematica) e formare le maestre. La scuola deve poter essere un luogo sicuro per tutti e questo si può raggiungere soltatno con la diffusione della conoscenz perché è il pesiero che crea le emozioni e i comportantmenti. La conoscenza è l’unico strumento per ooporsi all’indifferenza e all’opposioni delle istituzioni (Stato, Chiesa, Famiglia) dovute all’omofobia ancora oggi tanto presente.

 

Gianluca Tornese e il suo libro “Marito e Marito”

 

L’idea di questo romanzo – non autobiografico in senso stretto, ma che raccoglie tante storie ascoltate e vissute – è nata un po’ per scherzo nei giorni dell’approvazione dei matrimoni gay nella Spagna di Zapatero.

In un carosello di situazioni a volte divertenti e a volte drammatiche, la difficoltà di confessare l’amore per una persona dello stesso sesso alla propria religiosissima famiglia del Sud Italia.  Tutto inizia con la telefonata in cui Giacomo, che ha sempre cercato di nascondere la sua omosessualità alla propria religiosissima famiglia, informa i genitori che è finalmente convolato a giuste nozze. Ma non con la fantomatica fidanzata, bensì con Miguel. In un carosello di situazioni a volte divertenti e a volte drammatiche, la difficoltà di confessare l’amore per una persona dello stesso sesso.