In edicola! Su Adista il racconto della Veglia contro l’omofobia svoltasi in piazza a Roma il 16 maggio

Su Adista, un primo racconto della Veglia sotto le stelle!

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Veglie 2014
IN ITALIA
"Sotto le stelle, in ricordo delle vittime dell’omofobia
di ANDREA RUBERA (Presidente di Nuova Proposta)
(da Adista n. 20 del 2014)
Il 17 maggio 1990 l’Organizzazione mondiale della Sanità
cancellava l’omosessualità dall’elenco delle malattie. Qualche
anno più tardi, in ricordo di quella data importante, il 17 maggio veniva
proclamato Giornata mondiale contro l’omofobia.

Anche quest’anno molti cristiani si sono riuniti in tante città d'Italia,
d'Europa e del mondo, per pregare insieme e ricordare le ancora tante,
purtroppo, vittime di questa forma di odio, violenza e discriminazione. I
gruppi romani di credenti cristiani omosessuali della Sorgente e di
Nuova Proposta, da 8 anni, si radunano per un incontro, e quest’anno,
insieme alla Rete Evangelica Fede e Omosessualità (Refo), hanno organizzato
una veglia “sotto le stelle”.
La scelta di pregare all'aperto è stata dettata dalla volontà di dimostrare
che ci si può ritrovare in pubblico non solo per protestare contro qualcosa
o qualcuno, come troppo sovente succede negli ultimi tempi sui
temi legati all'omofobia e alle vite e agli affetti delle persone omosessuali
e transessuali, ma anche per pregare insieme, incontrarsi, confrontarsi,
conoscere, costruire.
L’esortazione di S. Paolo “Accoglietevi gli uni gli altri come Cristo ha
accolto voi” (Romani 15,7) ha accompagnato la preghiera, la riflessione
e il canto delle persone che si sono ritrovate a Roma, come anche
tutte le altre veglie che in contemporanea si sono svolte nelle altre città.

La veglia romana per la prima volta ha ottenuto il patrocinio di Roma
Capitale ed è stata infatti inserita nel calendario di eventi della “Settimana
Rainbow” promossa dal Comune di Roma dal 12 al 18 maggio. In rappresentanza
delle istituzioni capitoline è intervenuto Mauro Cioffari, consigliere
del I municipio, con competenza su Roma Centro.
Alla veglia hanno aderito anche: Luiss Arcobaleno, Comunità di base
di S. Paolo, Agedo Roma e Gruppo Giovani Mario del Sordo.

In apertura della veglia il ricordo di Andrea Quintero, la giovane transessuale
homeless uccisa qualche mese fa a bastonate intorno alla zona
della stazione Termini.
Molto toccanti le testimonianze personali, legate tra loro da un fil
rouge emotivo che ha voluto rappresentare il passaggio da situazioni,
percezioni, atmosfere di non accoglienza a un’ottica positiva e di
speranza nel futuro, concludendo con esperienze di riconciliazione e
abbraccio.
Vale, della comunità valdese di Roma, ha raccontato il suo percorso
personale di comprensione e accettazione del suo essere transgender e di
come, nel tempo, abbia trovato la forza di comunicarlo alla sua famiglia,
trovandovi inaspettata accoglienza e comprensione.
Edoardo, studente universitario, ha narrato il suo percorso: dal dolore
di sentirsi escluso e diverso alla forza di rivelarsi alle persone più vicine
e, quindi, ai genitori, trovando in loro quell’amore immutato che
solo un genitore può dare.
Ettore, papà di due figli omosessuali, ha esposto senza riserve il suo
cammino di genitore, all’inizio del tutto privo di strumenti per comprendere
e accettare i propri figli con cui aveva addirittura interrotto il
dialogo. Grazie al confronto con altre coppie di genitori con figli omosessuali,
ha raccontato di aver acquisito la forza e gli elementi utili sia
per riconquistare la relazione con i figli, sia per dare loro la serenità e il supporto
di cui avevano bisogno nel loro cammino verso l’accettazione.

Ha senso oggi pregare in occasione della Giornata contro l’omofobia
e la transfobia? In alcuni Paesi del mondo, l’omofobia è “sancita” per
legge e l’omosessualità è un reato punibile addirittura con la pena di
morte. In Italia, seppur senza queste forme estreme, c’è ancora una cultura
omofoba che rende omosessualità e transessualità tabù che creano disagio,
argomenti da trattare come “eccezione”, macchietta, con registro
ora comico ora drammatico. È proprio la "quotidianità" che viene negata
nell'immaginario collettivo: quotidianità non fatta di estremi, di bianchi e neri,
ma di un’infinitagamma di grigi, anche di banalità e gesti ripetuti nella loro automatica
e calda familiarità.
Cosa si può fare per cambiare? Innanzitutto cerchiamo di dare un significato
più “largo” alla parola omofobia: omofobia non sono solo parolacce,
offese, violenza fisica. Da questa accezione “ristretta” di omofobia è facile
prendere le distanze. L’omofobia più diffusa, e di cui siamo tutti complici,
è invece quella che nega l'esistenza di un vissuto quotidiano alle persone
omosessuali, che non dà cittadinanza all'omosessualità se non come argomento
“scientifico” o di “cronaca”.
Che impedisce addirittura di pensare fino in fondo a una persona omosessuale
come “una di noi”, libera di pensare alla propria vita senza condizionamenti,
senza se e senza ma.
Su questo argomento, la Chiesa può fare molto: le parole di papa
Francesco sugli omosessuali stanno dando a tutti grande speranza. Il
suo indugiare solo sull'aspetto di accoglienza del catechismo, senza
mai ricordare la parte di condanna, rappresenta di per se stesso un fatto
non secondario. Certo, le parole devono ancora trasformarsi in
qualcosa di concreto: le comunità cristiane dovrebbero guardare
omosessuali e transessuali con gli occhi del cuore e non con quelli
della legge. E finalmente pensare ad un percorso pastorale che le accompagni
nel loro desiderio di affettività, indirizzandolo e formandolo
piuttosto che negandolo.
Piccoli segnali si stanno avvertendo anche a Roma. Benché il cammino
di confronto dei gruppi di omosessuali cristiani romani con la diocesi
sia in stand-by, alcune parrocchie stanno, di loro iniziativa, programmando
momenti di confronto sereno sul tema dell’accoglienza delle
persone omosessuali.
La parrocchia di S. Saba, inoltre, ha organizzato, con l’assenso della diocesi,
un ciclo di tre incontri di preghiera “Chiesa casa per tutti” esplicitamente
aperti a religiosi e laici, anziani e giovani, omosessuali ed etero.

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