“Per chi non c’era” – Riflessioni dall’incontro del percorso giovani di novembre

Alcune riflessioni tratte dal secondo incontro del percorso giovani (14 novembre 2014)

“Voi siete il sale della terra” “Voi siete la luce del mondo”. Cosa vuol dire concretamente per noi? Questa è stata la domanda a cui abbiamo risposto durante il primo incontro di NP Giovani.

Abbiamo portato con noi la nostra esperienza e ciascuno ha condiviso un modo diverso di essere sale e luce: qualcuno vivendo l’esperienza di educatore di bambini o ragazzi più giovani, qualcuno amando sé stesso prima di amare gli altri, qualcuno essendo amato per poter poi amare a sua volta, qualcuno realizzando che essere “luce” può portare ad attraversare un cammino difficile, ma non per questo bisogna vedere in un ostacolo il fallimento di tutto il percorso.

Oltre a riflettere sul nostro vissuto abbiamo anche cercato delle citazioni che ci abbiano insegnato ad essere “sale della terra”. Ecco quali abbiamo scelto.

#1 Alessandra

“Se pertanto siete morti con Cristo agli elementi del mondo, perché lasciarvi imporre, come se viveste ancora nel mondo, dei precetti quali «Non prendere, non gustare, non toccare»? Tutte cose destinate a scomparire con l’uso: sono infatti prescrizioni e insegnamenti di uomini! Queste cose hanno una parvenza di sapienza, con la loro affettata religiosità e umiltà e austerità riguardo al corpo, ma in realtà non servono che per soddisfare la carne.” (Lettera di san Paolo ai Colossesi, 2, 20-23)
“Rivestitevi dunque, come amati di Dio, santi e diletti, di sentimenti di misericordia, di bontà, di umiltà, di mansuetudine, di pazienza; sopportandovi a vicenda e perdonandovi scambievolmente, se qualcuno abbia di che lamentarsi nei riguardi degli altri. Come il Signore vi ha perdonato, così fate anche voi.” (Lettera di san Paolo ai Colossesi, 3, 12-13)

Non dobbiamo essere un sale di facciata e insipido perché nato da una religiosità affettata e una falsa umiltà, ma dobbiamo godere la gioia della vita che nasce dall’essere ciò che siamo in pace con noi e gli altri. Per esser sale e luce che veramente lascia un segno la strada è rivestirci di misericordia, bontà e pazienza, Tutto possibile se ci sentiamo amati da Dio per la bellezza di ciò che siamo, con la nostra storia e il nostro ricco vissuto.

#2 Daniele

“In Gesù c’è qualcosa di speciale. Per questo ci siamo anche noi tra la folla che si mette a seguirlo «dalla Galilea, dalla Decapoli, da Gerusalemme, dalla Giudea e da oltre il Giordano» (Mt 4,25). Gesù vede attorno a sé tantissime persone, ma non scappa infastidito (in lui c’è proprio qualcosa di speciale!): sale sulla montagna, si mette a sedere, prende la parola (Mt 5, 1-2). Questo, però, non è un talk show, né un talent show. È l’insegnamento di un maestro ai suoi discepoli. E restiamo tutti stupiti, perché Gesù insegna «come uno che ha autorità» (Mt 7, 29). Il nostro maestro taglia i preamboli e arriva subito “al dunque”. Non sceglie di sbraitare ordini, né di sobillare la gente. Si limita a spiegarci come lui ci vede, a raccontarci quale attesa nutre nei nostri confronti, a dirci ciò che siamo: «Voi siete il sale della terra»; «Voi siete la luce del mondo». ”
Non c’è bisogno di gridare: anche se sussurrate, frasi di tale portata scardinano tutte le fragili teorie che costruiamo su noi stessi o sugli altri. Semplicemente ed essenzialmente, siamo «il sale della terra», «la luce del mondo». Dunque: il mondo esiste, noi ci siamo dentro e la questione è come vogliamo starci dentro!
(Obiettivi formazione di Azione Cattolica, A.A. 2010-2011)

Ho scelto questo brano ripensando agli anni di servizio educativo in AC! Ho conosciuto un Amore Grande ed è testimoniandolo e portandolo agli altri che mi sento Luce del Mondo e Sale della terra!

#3 Emanuele

No all’accidia egoista
“Quando abbiamo più bisogno di un dinamismo missionario che porti sale e luce al mondo, molti laici temono che qualcuno li inviti a realizzare qualche compito apostolico, e cercano di fuggire da qualsiasi impegno che possa togliere loro il tempo libero. […] come se un compito di evangelizzazione fosse un veleno pericoloso invece che una gioiosa risposta all’amore di Dio che ci convoca alla missione e ci rende completi e fecondi. Alcuni fanno resistenza a provare fino in fondo il gusto della missione e rimangono avvolti in un’accidia paralizzante.
Il problema non sempre è l’eccesso di attività, ma soprattutto sono le attività vissute male, senza le motivazioni adeguate, senza una spiritualità che permei l’azione e la renda desiderabile. Da qui deriva che i doveri stanchino più di quanto sia ragionevole, e a volte facciano ammalare. Non si tratta di una fatica serena, ma tesa, pesante, insoddisfatta e, in definitiva, non accettata. Questa accidia pastorale può avere diverse origini. Alcuni vi cadono perché portano avanti progetti irrealizzabili e non vivono volentieri quello che con tranquillità potrebbero fare. Altri, perché non accettano la difficile evoluzione dei processi e vogliono che tutto cada dal cielo. Altri, perché si attaccano ad alcuni progetti o a sogni di successo coltivati dalla loro vanità. Altri, per aver perso il contatto reale con la gente, in una spersonalizzazione della pastorale che porta a prestare maggiore attenzione all’organizzazione che alle persone, così che li entusiasma più la “tabella di marcia” che la marcia stessa. Altri cadono nell’accidia perché non sanno aspettare, vogliono dominare il ritmo della vita. L’ansia odierna di arrivare a risultati immediati fa sì che gli operatori pastorali non tollerino facilmente il senso di qualche contraddizione, un apparente fallimento, una critica, una croce.
Così prende forma la più grande minaccia, che «è il grigio pragmatismo della vita quotidiana della Chiesa, nel quale tutto apparentemente procede nella normalità, mentre in realtà la fede si va logorando e degenerando nella meschinità». Si sviluppa la psicologia della tomba, che poco a poco trasforma i cristiani in mummie da museo. Delusi dalla realtà, dalla Chiesa o da se stessi, vivono la costante tentazione di attaccarsi a una tristezza dolciastra, senza speranza, che si impadronisce del cuore come «il più prezioso degli elisir del demonio». Chiamati ad illuminare e a comunicare vita, alla fine si lasciano affascinare da cose che generano solamente oscurità e stanchezza interiore, e che debilitano il dinamismo apostolico. Per tutto ciò mi permetto di insistere: non lasciamoci rubare la gioia dell’evangelizzazione!”
(“Evangelii Gaudium” 81-83, di papa Francesco)

Quante volte questa “accidia paralizzante” ci governa? Quante volte ci impedisce di guardare fuori ed attorno a noi ed essere luce del mondo e sale della terra? Questa breve considerazione del Papa ci costringe a ribaltare tutte le scuse che a volte ci costruiamo per non metterci in gioco, per non uscire dallo stretto confine di noi stessi e donarci all’altro, illuminando ed insaporendo la sua vita.
Vinciamo la nostra inerzia e la nostra indifferenza e scopriremo in noi stessi una luce, donataci da Cristo, che spesso non ci accorgiamo di custodire. Annunciare Dio con la propria vita è la vera gioia di un Cristiano.

#4 Massimo

“Un guerriero della luce fa sempre qualcosa fuori dal comune.
Può ballare per la strada mentre si reca al lavoro, guardare negli occhi uno sconosciuto e parlare d’amore al primo incontro, difendere un’idea che può sembrare ridicola. I guerrieri della luce si permettono simili cose. Un guerriero della luce non passa i giorni tentando di rappresentare il ruolo che altri hanno scelto per lui.”
“Un guerriero della luce non perde il proprio tempo ascoltando le provocazioni: ha un destino che deve essere compiuto”
“Il guerriero della luce crede. Poiché crede nei miracoli, i miracoli cominciano ad accadere”
(“Manuale del Guerriero della Luce” di Paolo Coehlo)

Queste righe rispecchiano alcuni stati d’animo che ho sperimentato di recente. Ho capito che essere veramente “luce” ti mette spesso nelle condizioni di essere fuori dagli schemi che la società ti impone. Spesso essere “luce” porta a delle conseguenze non immediatamente piacevoli nella vita. Tuttavia la consapevolezza della missione che stiamo svolgendo ci porta al di là degli atteggiamenti che gli altri possono avere nei nostri confronti e ad abbandonarci al credere… anche nei miracoli.

#5 Federico

“Do you ever feel like a plastic bag, drifting through the wind, wanting to start again? Do you ever feel, feel so paper-thin, like a house of cards, one blow from caving in?Do you ever feel, already buried deep, six feet under, screams but no one seems to hear a thing? Do you know that there’s still a chance for you? ‘Cause there’s a spark in you.You just gotta ignite the light and let it shine, just own the night like the Fourth of July
‘Cause baby, you’re a firework, come on show them what you’re worth, make them go, “Oh, oh, oh”, as you shoot across the sky. Baby, you’re a firework, come on let your colors burst, make them go, “Oh, oh, oh”, You’re gonna leave them all in awe.”
(“Firework”, di Katy Parry)

Bisogna credere in se stessi per andare avanti, bisogna capire che noi possiamo farcela! Noi tutti siamo dei fuochi d’artificio, pronti ad esplodere e a portare la felicità in un mondo grigio come questo. A volte pensiamo di essere troppo “brutti”, troppo “strani”, troppo “diversi” per essere onesti l’uno con l’altro oppure pensiamo di essere solo “di troppo” e tendiamo a negarci le opportunità, così da perdere “treni importanti”. Beh, adesso basta, bisogna agire pensando a ciò che ci fa stare bene e che fa stare bene anche gli altri. Noi valiamo! Mai credere di non valere nulla, o perdi soltanto e a volte ciò che perdi non portai mai riottenerlo. D’altra parte ci accorgiamo che la vita è una sola troppo tardi.

 

#6

“Un principe molto ricco decise di costruire una chiesa per tutte le persone che abitavano nel villaggio.
Era un bell’edificio elegante, posto sulla collina e dunque ben visibile a tutti. Ma aveva una stranezza: era senza finestre!
Il giorno dell’inaugurazione, prima che il sacerdote cominciasse la celebrazione, il principe fece il suo discorso per consegnare il tempio alla comunità. Disse: <<Questa chiesa sarà un luogo d’incontro con il Signore, che ci chiama a pregarlo ed a volerci bene. Vi chiederete come mai non siano state costruite finestre. Lo spiego subito.
Quando ci sarà una celebrazione ad ogni persona che entra in chiesa, verrà consegnata una candela. Ognuno di noi ha un suo posto. Quando saremo tutti presenti, la chiesa risplenderà ed ogni suo angolo sarà illuminato. Quando invece mancherà qualcuno, una parte del tempio rimarrà in ombra>>.
Gli abitanti di quel villaggio furono molto grati al principe, che oltre ad essere ricco era anche molto saggio.”
(qumran2.net)

Ogni cristiano è luce per gli altri, ed ha un suo posto particolare nella comunità.

 

#7 Giulia

“This one’s for the lonely child, brokenhearted, running wild. This was written for the one to blame, the one who believe they are the cause of chaos and everything. You may find yourself in the dead of night, lost somewhere up in the great big beautiful sky. You were all just perfect littlesatellites, spinning round and round this broken earthly life
This is so you’ll know the sound of someone who loves you from the ground. Tonight you’re not alone at all. This is me sending out my satellite call”
(“Satellite Call”, di Sara Bareilles)

Quando ho sentito questa canzone ho capito che qualcuno mi stava dicendo di non sentirmi “sola” anche quando penso di essere “la causa del caos” perché siamo tutti “satelliti perfetti” in questa “vita terrena spezzata”. Qualcuno è stato “luce” e “sale” per me quando “mi sono ritrovata persa nella notte”. Solo in questo modo ho potuto essere “luce” per gli altri e spero in questo che gli altri possano diventare a loro volta “sale della terra”.

 

#8 Maurizio

“Non avere mai paura delle ombre. Significano solamente che c’è della luce che splende lì vicino.”
Di Ruth E. Renkel

Non è sempre facile convivere con le proprie paure e con i dubbi che accompagnano il cammino di auto accettazione; infatti, se si lascia troppo spazio alla paura, si rischia di vedere accanto a noi unicamente le ombre che ci seguono, ma non la luce delle persone che ci stanno accanto e ci permettono di riconciliarci con la nostra storia.

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