I quattro sensi

Preti Contro

Autore: Corrado Zunino

Casa Editrice: Fandango

Genere: Biografico/Intervista

Il merito del libro biografico/intervista di Corrado Zunino è quello di aver portato alla luce degli eroi oscuri, o meglio degli eroi religiosi insabbiati dietro l’abnegazione e le buone azioni verso il prossimo più debole e discriminato.

Tra questi spicca il nome di Don Franco Barbero, sospeso a divinis dal Vaticano, ma mai rinnegato dalle comunità da lui fondate, come quella nota di Pinerolo, reo di aver celebrato e benedetto delle unioni spirituali tra omosessuali e lesbiche.

Altri come Don Vitaliano Della Sala hanno contribuito a dare visibilità alla realtà omosessuale legata alla fede, addirittura, esponendosi al Pride di Roma e criticando la gerarchia vaticana, spesso troppo occupata a coltivare posti di potere.

Don Vitaliano è il sacerdote che si mescola con il popolo, che aiuta i reietti della società, che si espone tanto da farsi richiamare dalle alte sfere e dover fare un piccolo passo indietro, verso l’oblio del dimenticatoio, per mantenere le sue opere nella chiesa di Sant’Angelo a Scala, dove dimora.

Tra i tanti “Preti contro” occorre menzionare l’ex Abate Franzoni, appassionato di filosofia e del sociale: sin dal suo inizio affermava che il pontificato Wojtyla aveva ingessato l’evoluzione della chiesa. Sempre dalla parte dei poveri, negli anni settanta, l’Abate Franzoni si schiera con la classe operaia e a causa delle sua partecipazione a quelle lotte viene chiamato “Il prete rosso”.

La basilica di San Paolo, dove lui risiede, è in fermento e lì si concretizzerà un vero e proprio movimento di liberazione operaia. Il prete comunista comincia a subire il controllo gerarchico, ma prima di essere costretto a dimettersi dalla sua carica affonda, con una pastorale, un’altra pugnalata alla chiesa matrigna che lo vuole destituire “…la chiesa è compromessa con lo sfruttamento capitalistico a livello strutturale-economico, a livello giuridico-politico e a livello ideologico…”; la bomba esplode! Nel 1973 si dimette fino alla sospensione a divinis.

Talvolta con un’intervista con domande ben assestate, altre volte con una crono-storia puntuale, Corrado Zunino scoperchia quella parte viva della chiesa schierata con la gente e tra la gente, spesso troppo soffocata dalla poca memoria e dall’incapacità di riconoscere i meriti di questi eroi del nostro tempo.

Davide Sirignano

Anghelìa

CD musicale
Gruppo/Cantante: Anghelìa/Giuliano Bonelli
Casa editrice: Merlino Edizioni Musicali
Genere: pop
Dietro il disco Anghelìa si nasconde la voce calda e corposa di Giuliano Bonelli, un musicista sempre aperto a nuove e moderne sonorità.
Anghelìa può essere definito un “Christian Group” della Christian Music, un genere di nicchia, pop religioso, molto rigoglioso in America tra i pentecostali.
Tuttavia dare un’accezione così limitativa e banale ad un lavoro di sonorità pop, con scelte stilistiche moderne, avulse da quelle sonorità tipiche del genere, a volte, banali e inflazionate, sminuisce il grande lavoro fatto dietro questo progetto musicale che nulla ha da invidiare a grandi artisti musicali come Martin Valverde.
Infatti si potevano affrontare certi argomenti, come la ricerca interiore del brano musicale “Vita Mia” con grande furbizia, invece, Giuliano Bonelli sceglie la via meno facile, quella dell’interrogarsi sulle sensazioni che affliggono l’esistenza umana, permeando di malinconia, solitudine e introspezione il pezzo: bella la frase “… Un abisso mi si schiudeva dentro al mio cuore desolato. Vita mia dove corri?…” in cui la solitudine interiore dell’uomo cerca un senso che la vita a volte stenta a dare. E’ vero, talvolta, sarebbe stato opportuno eliminare qualche sbavatura scritturale, cioè andare a sottrazione, più che aggiungere, anche per corroborare un cantato potente di suo e sostenere un livello interpretativo più incisivo.
Anghelìa, il brano di presentazione iniziale equilibra, con gioia, questi momenti di riflessione in una ballata gioiosa e corale trascinante dando anche un respiro universale: “…Libera il cuore dai giudizi umani che inchiodano alla sedia…”
Non è possibile, infine, non menzionare anche l’ultimo brano “Segni di Te” in cui si parla esplicitamente di Dio, senza mai nominarlo, perchè Dio è ovunque “…Nel primo sole del mattino…” e “…nel mare immenso della vita…” permea, secondo il brano, la nostra vita in ogni azione.
Davide Sirignano

La chiesa del no

Autore: Marco Politi Genere: Saggio

Casa Editrice: Mondadori

In un documentario scritto, il vaticanista Marco Politi ci mostra come il vaticano influisce sulla politica italiana, a volte in modo scorretto, a volte in modo abietto, a volte in modo subdolo, ostentando un’ingerenza continua verso le istituzioni laiche.

Politi dimostra che la gerarchia ecclesiastica si incista in argomenti quotidiani senza avere la benchè minima cognizione della realtà dei fatti, come le ife di una muffa purulenta sui diritti fondamentali dei cittadini italiani laici e cattolici.

Dall’elezione di Ratzinger a Papa questo progressiva conquista delle coscienze ha sconfinato nella formulazione di una dogmatica legge: no alle coppie di fatto, ovvero, no alle coppie gay. Politi con stile documentaristico e partendo da un intervista a Rosy Bindy, l’allora Ministro della Famiglia, insieme al Ministro delle Pari Opportunità Pollastrini, nel governo Prodi, documenta in maniera efficace il no della chiesa cattolica romana al riconoscimento delle unioni gay nella legislazione italiana.

Su modello dei PACS francesi Rosy Bindy aveva cercato di ottenere il consenso del parlamento italiano su una obiettiva necessità di regolamentare le coppie conviventi, ovvero le unioni di fatto, con un patto legale chiamato DICO, perchè la costituzione “Promuove le formazioni sociali”. I puritani politici di destra e di sinistra lo contrastarono sin dall’inizio e Francesco Rutelli propose i CCS, i contratti di convivenza sociale: ma la chiesa vaticana prese una posizione netta. Dice Marco Politi senza mezzi termini “La chiesa si fa legislatore!” Nel calderone del tira e molla politico si avventura anche la lega tuonando”Unioni contro natura!” e “l’Osservatore Romano” parla di scardinamento della famiglia.

Le elezioni vengono vinte dalle destra e il vaticano usa termini come impropri, contro natura, forme deboli e deviate, anarchia e solo Monsignor Luigi Bettazzi distingue con coraggio il matrimonio dalle unioni civili. Ma la CEI prima con Ruini, poi con Bagnasco ostacolerà ancora il disegno di legge. Politi così deduce “…Eppure il DDL rappresenta soltanto lo sforzo di dare una disciplina razionale a questioni come l’assistenza al convivente in ospedale, l’assegnazione degli alloggi, la successione del contratto d’affitto, la reversibilità della pensione, i diritti d’eredità…” e aggiunge “…stabilendo un impegno di solidarietà per il partner più debole in caso di cessazione di convivenza…”

Nonostante il favore dei sondaggi, la CEI prepara una pastorale politica secondo cui la coscienza dei politici votanti il DDL DICO non prescinde dai dogmi vaticani. Così il PDL strumentalizzerà questi ultimi eventi nel “Family Day”, a cui pochi concretamente parteciperanno. Il no imperativo del vaticano tuona forte negli scranni del parlamento e con il governo Berlusconi tutto di nuovo tace. In questa lunga diatriba, come in altri capitoli dedicati all’aborto e alla moratoria di Giuliano Ferrara, sino al capitolo“L’amore negato, partendo dal coraggioso film “Il padre delle spose” su 2 lesbiche, sino al sospeso a divinis Franco Barbero, Politi deduce una cosa sola: il vaticano in Italia è una ragnatela in cui tutti sono vittime imprigionate: atei, cattolici, cristiani e agnostici. Davide Sirignano

Citizen Gay- famiglie, diritti negati e salute mentale

Autore: Vittorio Lingiardi

Genere:Psicologia
Casa Editrice: Il saggiatore
Vittorio Lingiardi, psichiatra e psicoanalista, è Professore Ordinario presso la Facoltà di Psicologia 1, dove dirige la II Scuola di Specializzazione in Psicologia Clinica e insegna “Psicopatologia Generale” (laurea triennale) e “Valutazione Clinica e Diagnosi” (laurea magistrale).
Nato a Milano nel 1960, nel 1985 si è laureato in Medicina e Chirurgia (110 lode) e nel 1989 si è specializzato in Psichiatra (70 e lode). Nel 1995 si è specializzato in Pedagogia e Didattica delle Scienze della Salute presso l’Università di Parigi, Bobigny.
È psicoanalista con funzioni di training del Centro Italiano di Psicologia Analitica, CIPA/IAAP e membro analista dell’International Association for Relational Psychoanalysis and Psychotherapy – IARPP.
Dal 1988 al 1998 ha lavorato all’Ospedale San Raffaele di Milano. Tra il 1987 e il 1995 ha trascorso periodi di formazione presso Menninger Clinic (USA), Chestnut Lodge Clinic (USA), McGill University (Montreal, Canada).
La sua attività scientifica e di ricerca si svolge principalmente nei seguenti campi:
a) Assessment diagnostico dei disturbi di personalità
b) Valutazione dell’efficacia della psicoterapia e della psicoanalisi
c) Meccanismi di difesa
c) Alleanza terapeutica
d) Identità di genere e orientamento sessuale.
Per Raffaello Cortina Editore dirige la collana «Psichiatria, Psicoterapia, Neuroscienze».
È membro del Consiglio Direttivo AIP (Associazione Italiana Psicologia, sez. Clinica e Dinamica), del Consiglio Direttivo del Collegio dei Professori e dei Ricercatori del settore di Psicologia Dinamica, del Comitato scientifico del Consiglio del Centro di Ricerca in Psicologia Clinica Sapienza Università di Roma, del Collegio Docenti del Dottorato di Psicologia Dinamica e Clinica, presso la Facoltà di Psicologia 1.
Ha scritto numerosi articoli su riviste italiane e internazionali ed è autore, co-autore e curatore di vari volumi.
Ecco l’intervista:
Come si può lottare contro l’omofobia?
Penso che bisognerebbe partire proprio da una legge che riconosca le persone omosessuali nell’integrità della loro fisionomia giuridica e sociale. Come psichiatra, sono sicuro che un effetto collaterale positivo dell’approvazione di una buona legge sul riconoscimento delle unioni civili sarebbe un drastico prosciugamento della palude, psicologica e sociale, in cui prolifera l’omofobia. Non vengono forse legittimati pensieri come: «Se la Chiesa considera queste persone indegne di formare una famiglia, e se lo Stato ne tollera la convivenza, purché senza celebrazioni e senza diritti e tutele, allora vorrà dire che in fondo, davanti a Dio e agli uomini, questi omosessuali non sono proprio cittadini come gli altri…»? Nel suo libro parla di “Cittadinanza Morale, cosa intente e come lo inserisce nell’odierno contesto sociale?
Sia come atteggiamento psicologico alimentato dalla cultura sia come attitudine patologica, l’omofobia è nel DNA delle nostre tradizioni sociali, religiose e politiche. Non lo rivelano solo gli anatemi continui, ma anche le cautele, gli imbarazzi e talora anche quell’atteggiamento di “tolleranza” di cui lei parla. Nelle Lettere luterane Pasolini dice: «Io sono come un negro in una società razzista che ha voluto gratificarsi di uno spirito tollerante. Sono cioè un “tollerato”». Di nuovo, qui, il valore di una legge. Senza riconoscimento sociale, senza cittadinanza morale, è più difficile che una rappresentazione si consolidi nella mente come legittima e convalidata. Viceversa, nel suo costituirsi come «possibile» e «legittima», questa stabilizzazione toglierebbe alla realtà discriminata il suo contenuto «minaccioso» e implicitamente disincentiverebbe le azioni violente e persecutorie (bullismo, omofobia sociale). Inoltre ridurrebbe l’effetto dell’assimilazione della negatività sociale, cioè l’omofobia interiorizzata, causa della difficoltà ad accettarsi, dell’autodisprezzo, e di comportamenti inconsciamente autodistruttivi in una persona omosessuale. Sono argomenti molto semplici, alla base di qualunque percorso di integrazione delle differenze individuali, culturali, sociali.
Nel suo libro, Citizen Gay si parla di una sorta di paura di accettare la diversità, ovvero, la condizione omosessuale, soprattutto delle coppie gay…
Credo che uno dei motivi per cui l’omosessualità tout court (e ancor più un suo riconoscimento sociale) crea avversione, paura, diffidenza, derivi dalla preoccupazione per un disordine psicologico che diventa poi sociale. Una sorta di disagio all’idea che vi sia qualcosa di «femminile» in un uomo e di «maschile» in una donna. Da qui anche il bisogno di darsi una rassicurazione riguardo alla propria «mascolinità» o «femminilità». Un fondamento psicologico dell’omofobia, infatti, consiste in una polarizzazione difensiva dei ruoli di genere, che porta a temere/disprezzare i fantasmi di passività e dipendenza nell’uomo e di attività e autosufficienza nella donna. Si tratta di una difesa abbastanza primitiva, ancorata a un’idea ingenua e concreta dell’anatomia e della scena dell’accoppiamento – ma efficace nel lasciare le cose «al loro posto». Una donna che ama un’altra donna stravolge la regola patriarcale per cui è il rapporto con il pene che la penetra e la feconda a offrirle la possibilità di essere «completa». È una donna che tradisce la sua missione di madre e di moglie. Un uomo che ama un altro uomo evoca il fantasma della passività, si «femminilizza» e rinuncia alla sua «vocazione» patriarcale. In questo senso possiamo dire che le persone omosessuali implicitamente contribuiscono a decostruire gli stereotipi di genere. Il che però non significa che, come le persone eterosessuali, esse non possano esprimere in mille modi diversi i ruoli di genere e ciò che comunemente si intende per “maschile” e “femminile”. Rimane il fatto che una donna senza un uomo al suo fianco è facilmente ridicolizzata: è una suora, una zitella o una lesbica. E ridicolo o inutile è l’uomo che non si porta a letto una donna (un imbranato, un impotente o un finocchio). In entrambi i casi si tratta di uno spreco, una stranezza, una sovversione improduttiva. Il legame tra maschilismo e omofobia è evidente.
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