Il 26/1/11 attorno alle 14:00 mentre parlava al telefono con Julian Pepe Onziema, membro dello SMUG, Kato è stato aggredito nella sua casa a Bakusa da almeno un uomo che lo ha colpito due volte alla testa con un martello; Kato è morto più tardi nella strada per il Kawolo Hospital.
I colleghi di Kato hanno riferito che l’attivista aveva parlato di un aumento di minacce e molestie dopo la vittoria in tribunale e di credere che il suo orientamento sessuale ed il suo impegno nella lotta per i diritti delle persone omosessuali siano stati il motivo del suo assassinio. Dopo l’assassinio di David sia Human Rights Watch che Amnesty International hanno richiesto delle indagini approfondite ed imparziali per il suo caso, oltre che la protezione degli attivisti LGBT. Successivamente è stata riportata una dichiarazione di James Nsaba Buturo, il Ministro ugandese dell’Etica e dell’Integrità, che avrebbe dichiarato “Gli omosessuali possono scordarsi i diritti umani”.
Era un insegnante e attivista ugandese, considerato uno dei padri del movimento LGBT in Uganda. Ha lavorato per Sexual Minorities Uganda (SMUG), organizzazione non governativa con sede a Kampala impegnata per la protezione delle persone LGBT in un paese in cui l’omossessualità è ancora considerata reato. È stato assassinato il 26 gennaio 2011, poco dopo aver vinto una causa contro una rivista che aveva pubblicato il suo nome e la fotografia identificandolo come omosessuale e chiedendone per questo l’assassinio.
Era il più giovane di due gemelli, motivo per cui come da tradizione ugandese ha preso il secondo nome Kato, David ha studiato al King’s College Budo e fra il 1987 ed il 1989 all’Institute of Teacher Education Kyambogo dove ha conseguito il diploma da insegnante. Per alcuni anni della sua giovinezza si è trasferito a Joannesburg nel periodo della fine dell’apartheid.
La sua permanenza in Sud Africa, dove ha visto lentamente cadere i divieti riguardanti l’omosessualità e la nascita di un dibattito sui diritti delle persone LGBT, hanno profondamente segnato la sua vita e le sue battaglie da attivista. Nel 98 non molto tempo dopo il suo ritorno in Uganda, è stato arrestato e tenuto in carcere per una settimana con accuse relative al suo attivismo. Diventato uno dei personaggi chiave dell’attivismo LGBT ugandese è stato uno dei membri fondatori dello SMUG. Nel 2010 aveva lasciato il suo lavoro da insegnante per concentrarsi a tempo pieno nel suo lavoro con lo SMUG, soprattutto alla luce della recrudescenza e del numero sempre maggiore di episodi di OMOFOBIA che sono seguiti.
Kato è stato una delle 100 persone i cui nomi e le cui immagini sono state pubblicate dal noto tabloid ugandese Rolling Stone che ne chiedeva l’esecuzione in quanto omosessuali. Kato, con Kasha Jacqueline e Onziema Patience, altri due membri dello SMUG, ha denunciato la rivista per far si che interrompesse la pubblicazione delle foto
e dei nomi di persone omosessuali i presunte tali. Le foto, accompagnate dagli indirizzi di ognuna delle persone ritratte, erano state pubblicate sotto il titolo “Impiccateli”. La petizione è stata accolta ed il 2/11/10: il tribunale ha imposto alla rivista di cessare la pubblicazione di foto ed indirizzi. Nei giorni successivi Giles Muhame, redattore capo di Rolling Stones, ha dichiarato: “Non ho letto l’ingiunzione della corte ma la guerra nei confronti dei gay deve continuare e continuerà. Dobbiamo proteggere i nostri figli dalla minaccia che rappresentano questi sporchi omosessuali”.
Il 3/1/11 l’Alta Corte di Giustizia attraverso una sentenza di Kibuuka Musoke si è espressa con una sentenza secondo la quale la pubblicazione delle liste della rivista Rolling Stone e la relativa incitazione alla violenza della stessa hanno rappresentato una minaccia alla libertà ed ai diritti umani fondamentali di tutte le persone coinvolte, attaccando il loro diritto alla dignità umana e violando il diritto costituzionale alla privacy. La corte ha condannato la rivista a pagare a Kato e ad ognuno degli altri due querelanti un risarcimento di milione e mezzo di scellini ugandesi.
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