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INIZIO NUOVO ANNO

Data: 22 Settembre 2010
Sommario: liturgia
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PROGRAMMA ANNUALE
NUOVA PROPOSTA 2009-2010

Rassegna Stampa

1.12.08: VATICANO: NO A DEPENALIZZAZIONE OMOSESSUALITA' DA PARTE DELL'ONU

LA POSIZIONE ESPRESSA DA MONS. MIGLIORE



Citta' del Vaticano, 1 dic. (Adnkronos) - L'Onu non deve depenalizzare l'omosessualita' come richiesto dalla Francia perche' cio' porterebbe a nuove discriminazioni in quanto gli Stati che non riconoscono le unioni gay verranno ''mesi alla gogna''. E' quanto ha spiegato mons. Celestino Migliore, osservatore permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite. ''Tutto cio' che va in favore del rispetto e della tutela delle persone - ha affermato l'arcivescovo - fa parte del nostro patrimonio umano e spirituale. Il Catechismo della Chiesa cattolica, dice, e non da oggi, che nei confronti delle persone omosessuali si deve evitare ogni marchio di ingiusta discriminazione''.

''Ma qui - ha aggiunto Migliore in riferimento alla proposta che la Francia ha intenzione di presentare all'Onu in favore della depenalizzazione dell'omosessualita' nel mondo intero - la questione e' un'altra. Con una dichiarazione di valore politico, sottoscritta da un gruppo di paesi, si chiede agli Stati ed ai meccanismi
internazionali di attuazione e controllo dei diritti umani di aggiungere nuove categorie protette dalla discriminazione, senza tener conto che, se adottate, esse creeranno nuove e implacabili discriminazioni''.
''Per esempio - ha detto l' arcivescovo - all'agenzia cattolica I-Media - gli Stati che non riconoscono l'unione tra persone dello stesso sesso come ''matrimonio'' verranno messi alla gogna e fatti oggetto di pressioni''.


Replica di Andrea R. all'articolo


IL "NODO RADICALE" FINIRÀ

PER STROZZARE VELTRONI E IL PD


Mi chiamo Andrea e appartengo alla categoria, considerata da molti "marziana", degli omosessuali credenti. E vivo questa condizione senza particolari conflittualità né problematiche, riconoscendo che nel disegno di Amore di Dio per me è prevista anche l'omosessualità che vivo serenamente anche nella componente affettiva: ho una storia da 22 anni con Dario, il mio compagno da quando eravamo al primo anno di università; una storia, la prima per entrambi, assolutamente monogamica, serena e, mi sento di poter dire, "feconda" nell'ampia accezione (ovviamente non biologica) di "portare frutti" nei confronti del prossimo.Premetto questo perché sono anche un vostro lettore. Negli ultimi tempi vi ho letto (devo dire, con piacere) fermamente convinti nel condannare certe posizioni dell'attuale governo nei confronti dell'immigrazione, bollandole, senza giri di parola, anche come "razziste".
Mi ha sorpreso, di conseguenza, la vostra fermezza nel giudicare, in maniera "tranchant" le critiche alla senatrice Binetti per quanto da lei affermato a proposito di "omosessualità e pedofilia".Voi lamentate, nel vostro articolo, che ciò che venga messo in discussione sia la possibilità di avere un'opinione sul tema dell'omosessualità , e lo fate con insospettata veemenza. Sono fermamente convinto che, sul tema dell'omosessualità , ci sia una grandissima disinformazione e più di un pregiudizio, cose che alimentano, e non poco, lo stigma che sono costretti a sopportare inutilmente tante persone.

Per questa mia convinzione, mi permetto di soffermarmi su alcuni punti:


1.avere un'opinione sull'omosessualità è lecito per chiunque. E su questo non ci sono dubbi. Il problema nasce quando si ha un'opinione falsata dell'omosessualità addirittrura accostandola ad un reato (la pedofilia). E' questa e solo questa la causa dell'indignazione che ha scatenato l'intervento della senatrice Binetti

2. sostenere che "le tendenze omosessuali fortemente radicate possono sfociare nella pedofilia" è un abominio che non ha aggancio con alcuna teoria né medica né psichiatrica (e su questo vi prego di notare che l'omosessualità è da anni derubricata dall'elenco non solo delle malattie ma anche dei disagi psichiatrici) .

3. Pensate solamente cosa succederebbe se qualcuno si azzardasse, cambiando i termini della materia, a dire in un contesto pubblico che "le persone di colore sono inclini alla violenza" o che "gli slavi hanno la violenza nel sangue"... Si rivolterebbe, giustamente, l'intera comunità... Invece, quando si parla di omosessualità , il pregiudizio è così forte che neanche si avverte il pericolo di certe affermazioni, il dolore che esse possono arrecare a molti omosessuali. ..

4. Ciò che stupisce in un giornale così di valore come Famiglia Cristiana, è l'essere caduti in un equivoco simile, senza riflettere per un attimo alle conseguenze che le parole hanno sulla felicità e sull'accettazione di persone che, quanto meno, meriterebbero un po' di carità cristiana, vivendo una situazione che, per cause assolutamente esterne a loro, risulta ancora difficile per la scarsa capacità di accettazione della società italiana.

5. A proposito della proposta di "reato di omofobia", voi denunciate il fatto che, qualora questo provvedimento venisse approvato, chiunque "considerasse - disordinati - gli atti omosessuali potrebbe essere denunciato al tribunale". E quindi? Vi sembrerebbe strano? A me francamente no. Mi batterei a morte affinché venisse condannata (anche penalmente) qualunque forma di razzismo e discriminazione. E voi stessi, su alcune di queste forme, vi siete scagliati opportunamente con virulenza. Perché allora accettare che qualcuno possa impunemente discriminare o applicare forme di pregiudizio nei confronti degli omosessuali?

L'affermazione che bolla come "disordinato" l'orientamento sessuale di persone che altro non fanno che amare persone dello stesso sesso è da classificarsi come "violenta", in quanto categorica, gratuita perché non produce "frutti buoni" e non aperta al confronto di alcun tipo.
Vi scrivo questo perché, parlando dell'omosessualità , un giornale come Famiglia Cristiana dovrebbe affrontare la tematica partendo dalla realtà e non dall'astratto. Avreste dovuto fare un'inchiesta vera, cercando di conoscere l'omosessualità attraverso le storie di tanti di noi... E invece, anche voi purtroppo, avete ceduto alla tentazione (troppo forte per certe frange della Chiesa) di ragionare "a colpi di stigma", paventando il pericolo "omosessualità ", sottovalutando il danno che questo "paventato pericolo" reca alla serenità di tante persone.

Da Famiglia Cristiana, 11 novembre 2008 "Il nodo radicale fiinirà per strozzare Veltroni e il PD"


Mettendo alla gogna la Binetti, il Pd non ha dato prova di pluralismo.
E intanto, la proposta dei radicali sull'omofobia apre la strada al reato d'opinione

Il Pd e il suo leader Walter Veltroni (l'eterno indeciso, che non ha capitalizzato il successo delle primarie e del Circo Massimo) l'hanno fatta veramente grossa. Hanno accettato di "processare" Paola Binetti per le sue opinioni su omosessualità e pedofilia. Così, s'è aperta una ferita profonda nella "contaminazione" tra la cultura del riformismo cattolico e quella socialista, che ha dato vita al Partito democratico.

Il processo alla Binetti è il segno più eclatante di una manifesta insofferenza per il mondo cattolico, su cui i dirigenti del Pd farebbero bene a riflettere, aprendo una seria discussione, prima che a trarre le conseguenze siano gli stessi elettori cattolici.
Non è in discussione se l'opinione della Binetti sia giusta o sbagliata, opportuna o inopportuna (in ogni caso, non ha mai identificato l'omosessualità con la pedofilia): è in gioco il diritto di esprimere le proprie convinzioni, senza subire aggressioni e minacce d'espulsione. O, peggio, la "gogna mediatica". È questo il nuovo partito che si sta costruendo, se già difetta di pluralismo democratico?

La Binetti ha espresso il suo pensiero su un documento della Chiesa, che vieta l'ingresso in seminario a chi ha "radicate tendenze omosessuali", senza peraltro chiedere al segretario del Pd di applicare la stessa regola per gli aspiranti dirigenti del partito (come vorrebbe far credere il potente gruppo di pressione degli omosessuali italiani).

Evidentemente, la libertà d'opinione, garantita nello statuto del Pd, deve intendersi solo a senso unico. Si dice di garantire il pluralismo, salvo poi fare ridicole denunce quando la posizione espressa è quella del mondo cattolico o della Chiesa. La sentenza del cosiddetto tribunale del Pd, paradossalmente, è ancor più ambigua: «Non c'è reato d'opinione», ha detto, «almeno per ora...».

Ma, allora, perché non si fa altrettanto sulle posizioni laiciste, o quando la radicale Concia avanza la proposta di legge sul "reato d'omofobia"? Che, se venisse approvato, chiunque criticasse i matrimoni gay, le adozioni gay o considerasse "disordinati" gli atti omosessuali potrebbe essere denunciato al tribunale. Quello vero e proprio.

«Rivendico per la vita interna del mio partito il "diritto d'opinione" e non il "delitto d'opinione". È giusto non discriminare le persone per le loro tendenze sessuali; altrettanto vale, però, per le idee e le convinzioni. Sono io che mi sento discriminata», ha detto Paola Binetti.

L'occasione poteva far nascere un'utile riflessione. Invece, il Pd dalle mille contraddizioni ha riconosciuto la libertà d'opinione, salvo fare una reprimenda alla Binetti per le sue idee non conformi al manifesto dei valori del partito.

E che dire, infine, dell'ipocrisia del Pd coi radicali? Quando questi prendono posizioni laiciste e anticlericali (praticamente, un giorno sì e l'altro pure!) Veltroni se la sbriga dicendo che non fanno parte del Pd, salvo tenerseli stretti nello stesso gruppo parlamentare.

Se non si scioglie subito, e nettamente, il "nodo radicale", questo finirà per strozzare Veltroni e il Pd. Altrimenti, meglio che Margherita e Ds tornino a essere due partiti ben distinti. D'altronde, anche ai radicali l'alleanza col Pd sta stretta. Una volta tanto, Walter giochi d'anticipo!

Roma, giugno 2008


La rivista Aggiornamenti Sociali propone un approfondimento sulle Unioni Omosessuali


Sul numero di giugno 2008 di Aggiornamenti Sociali, mensile redatto da un gruppo di gesuiti e di laici impegnati nei Centri Studi Sociali di Milano e di Palermo, sono stati pubblicati i risultati di una ricerca condotta dal loro Gruppo di studio sulla bioetica, che ha fatto molto discutere, perchè ha aperto alla possibilità di riconoscere giuridicamente le unioni omosessuali per tentare di "istituire una disciplina giuridica di un legame tra due persone dello stesso sesso" considerata come una "risposta praticabile a una esigenza presente nell'attuale contesto storico". Leggi il testo all'articolo

GAY PRIDE: ROMA, NIENTE S. GIOVANNI; M. MIELI "SCONCERTANTE"

(AGI) - Roma, 4 giu. -


Niente piazza San Giovanni per il gay pride del 7 giugno. La decisione del Comitato provinciale per la sicurezza di Roma e' stata comunicata dal Prefetto Mosca agli esponenti del Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli, che hanno partecipato all'incontro in prefettura insieme alla deputata del Pd Paola Concia, Sergio Rovasio dei Radicali e Saverio Aversa di Prc. Il corteo del RomaPride 2008, dunque, non terminera' nella storica piazza romana: il Mario Mieli si dichiara "stupefatto, perche' la decisione e' del tutto priva di buonsenso. Testardamente - spiega il Circolo in una nota - abbiamo combattuto fino alla fine; siamo stati sconfitti dalla cecita' di chi non ha compreso la gravita' etica e politica di negare una piazza per motivi risibili". La kermesse "si svolgera' ugualmente e in maniera alternativa": domani gli organizzatori presenteranno alla Questura un percorso alternativo. In ogni caso il Mario Mieli definisce "sconcertante" la decisione, "un'offesa per tutta la comunita' Lgbt e una ferita inferta alla democrazia".

Roma, 4 aprile 2008


La rivista teologica Concilium (n°1 del 2008) ha dedicato un numero monografico a "le omosessualità" in cui, teologhe e teologi, hanno fatto una serrata analisi delle posizioni del magistero della Chiesa cattolica su queste tematiche. Posizioni ancora segnate da "pregiudizi culturali e da interpretazioni bibliche che non sembrano reggere ad un'analisi che tenga conto sia della scienza moderna sia dell'attuale esegesi". Ricordano i teologi che sembra quasi "che ci si aggrappi ad ogni filo di paglia per mantenere la posizione, mentre diventa sempre più evidente che non ci sono veri argomenti etici contro relazioni rispettose e libere da violenza tra persone". Ma vediamo di saperne di più.